Piazza Università

Presenta quattro bei candelabri in bronzo raffiguranti le principali leggende catanesi (la virtuosa giovinetta Gammazita; lo straordinario sub Colapesce; i pii fratelli catanesi Anfinomo e Anapia; e il fiabesco paladino catanese Uzeta), opera degli artisti Mimmo Maria Lazzaro e Domenico Tudisco.

Piazza Università

(foto di Francesco Giunta - 2001)

Il Siculorum Gymnasium

L'opera è frutto di diverse maestranze: vi lavorarono gli architetti Palazzotto, il quale canneggiò il cornicione, A. Battaglia, che disegnò l'accademico prospetto nel 1785, Di Stefano, del quale è la facciata disegnata a seguito del terremoto del 1818, Piparo, che affrescò la volta dell'Aula Magna ed il primo piano, Battaglia e Ittar. Del Vaccarini sono il cortile interno a due piani ed il colonnato. La corte, ariosa, che se si escludono i suggelli barocchi potrebbe sembrare della Rinascenza, è un elemento tipologico introdotto nella città dal maestro. La pavimentazione del cortile in ciottoli neri e calcare bianco, ricorda quella sotto le arcate dei vaccariniani collegi Cutelli e dei Gesuiti.

Sin da questo primo lavoro il Vaccarini manifesta la sua forte personalità ed il suo temperamento non facile, giacché arriva a dichiarare nel contratto di affidamento di far smontare le opere già erette, qualora queste non incontrassero la sua approvazione. Vi è una chiara intenzione progettuale espressa, che lo porta a rifiutare l'impiego delle colonne arrivando a fare smontare quelle già sollevate, che era pressoché costante nelle costruzioni claustrali del tempo, per tener conto probabilmente dell'azione sismica dovuta ai terremoti, particolarmente sentita in una città distrutta da ricostruire, per la quale unanime era la convinzione che la sezione orizzontale rettangolare, rispetto a quella circolare, offrisse una migliore resistenza nelle strutture verticali soprattutto se era realizzata su una maggiore superficie.

La scelta del pilastro, come elemento della composizione delle facciate sul cortile rispetto alla colonna, ci manifesta sin da questo primo lavoro l'attenzione del Vaccarini alla tradizione romana, rappresentata da Bramante e dal suo cortile del palazzo della Cancelleria e l'indipendenza dalla tradizione siciliana, che per ben due secoli aveva realizzato a Catania ed a Palermo chiostri e cortili, ripetendo costantemente l'arco a pieno centro su colonne lisce con capitelli tuscanici, talvolta, con pulvino.

I due ordini architettonici, inseriti nelle facciate sul cortile, sono formati a piano terra da pilastri di ordine tuscanico, caratterizzati dalla elegante riquadratura dei fusti, sui quali si appoggiano sul lato esterno altri pilastri dello stesso ordine con il fusto liscio, ed a primo piano da pilastri di ordine dorico. Questi ultimi presentano semi colonne dello stesso ordine aggettanti sul lato esterno.

Il Vaccarini pensava il cortile dell’edificio come un organismo bidimensionale unico, un prospetto, che ha nella parte decorativa formata dalle mensole allungate, introdotte nella successione degli archi, una sua logica compositiva, avente lo scopo di collegare i due ordini architettonici corrispondenti ai singoli piani. Queste mensole allungate, poste tra i capitelli del primo ordine ed il piedistallo del secondo, superano il sistema architettonico ad arco compreso tra pilastri trabeati della tradizione e accentuano, con l'eleganza plastica della propria forma, il carattere di sostegno e di verticalità della struttura, oltre che creare un elemento chiaroscurale di pausa sulla superficie muraria. Il parapetto del primo piano non è realizzato con i soliti balaustrini dei cortili catanesi e palermitani ma come una transenna traforata, il cui uso si riscontrerà frequente nelle opere del Vaccarini, tanto da diventare emblematico della sua architettura.

Sono presenti in fine elementi scultorei, canestri di frutta e vasi sagomati con fiori, disposti secondo un andamento sinuoso, che richiama la decorazione metallica per sostenere i lumi, posta dal Vaccarini negli interni delle sue chiese catanesi sulla sommità delle trabeazioni, a conclusione del loro spazio interno.

L'insieme viene cosi a presentarsi come uno spazio interno, al quale manchi l'elemento di copertura, per questa ragione è particolarmente sottoposto alle vicende della luce naturale, che entra trionfale in questa sua architettura, che vorrebbe essere di interni, quando risulta alla fine di facciata.


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