Tra le atroci torture
Immaginiamo con quanta lucida indifferenza, tronfio nei suoi abiti ufficiali, Quinziano abbia osservato Agata entrare nella sala dei supplizi. Qualcuno aiutò la ragazza a stendersi sull'eculeo, un cavalletto dove, per ordine del giudice, venne tirata contemporaneamente sia a destra che a sinistra, e flagellata a scudisciate. Questa è la prima fase nell'iter delle torture. Nella seconda vennero stirate le carni con unghioni di metallo. Per concludere, le furono bruciale molte parti del corpo.
Ad ogni fase della tortura Quinziano le rivolgeva le solite domande, sicuro che l'atrocità del dolore l'avrebbe indotta all'abiura. Poiché Agata resisteva ordinò, per terrorizzarla, che le venissero tagliuzzati i fianchi con affilatissime lamine. Quinziano osservava quel corpo bruciacchiato e sanguinante con occhi di sfida.
Certo per un sovrumano aiuto, la giovane resisteva ancora, mentre il proconsole, con tono sempre più minaccioso, l'induceva a rinnegare la sua fede.
Agata, sfinita ed esasperata, gli grida parole di fuoco: "sono frumento di Cristo e godo grandemente dei martiri".
Quinziano si vendica per tanto ardire e subito rinforza il suo odio ordinando che le vanga stirata fortemente una mammella e poi le venga recisa.
Agata, offesa nel suo pudore, urla:
"Empio, crudele, feroce tiranno, non ti vergogni di troncare in una donna le sorgenti della vita, dalle quali traesti dalla madre tua nutrimento? Potrai togliermi le mammelle, ma non potrai privarmi delle vere mammelle che stanno dentro di me e che ho consacrato a Gesù Cristo fin dall'infanzia".
Dal seno martoriato sgorga sangue che le impregna le vesti. Tutto il suo corpo è una ferita. Così ridotta, viene riaccompagnata in carcere, con la ferrea disposizione che non sia medicata, e nemmeno nutrita e dissetata.
Agata veniva così privata di quelle agevolazioni che erano state concesse ai prigionieri cristiani dopo i supplizi.
Negli Atti dei martiri vi sono notizie sulle torture ai cristiani e sul comportamento dei fedeli verso i carcerati in attesa di giudizio:
"Era loro concesso di entrare nelle prigioni con cibo e medicine, cosi fratelli di fede potevano avere assistenza sia materiale che spirituale".
Questa forma di volontariato era programmato dalla chiesa e il lavoro veniva realizzato dai diaconi e dalle diaconesse.
Tutti i suddetti conforti vennero interdetti ad Agata.
Quinziano, con questo trattamento, voleva ridurla all'agonia, e forse ancora sperava che si sottomettesse alle sue perentorie richieste.
Questo brano e' tratto da “Storia di Agata, la santa di Catania” scritto da “Ruggerina Miazzon Camilleri”, edizioni Boemi, stampato dalla Tipografia Consigliane s.n.c. - Catania. Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore
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