Tempo di persecuzioni e di martiri
Nei primi decenni successivi alla morte di Cristo, il lavoro degli apostoli e dei discepoli si svolse in una certa tranquillità e i numerosi proseliti si andarono ovunque raggruppando in piccoli nuclei ben organizzati e operosi, anche perché, a quel tempo, l'impero romano tollerava ogni tipo di religione.
Ma via via che il tempo passava e che si veniva a conoscere i caratteri specifici della nuova dottrina, contraria totalmente al paganesimo, essa venne considerata pericolosa perché disgregante la religione dell'impero.
Siamo al tempo di Nerone (54-68) che reputò i cristiani diffusori di superstizioni, fautori di riti sanguinari e di ogni genere di criminalità, per cui iniziò una politica spietata contro di essi.
Quando, nel 64, a Roma scoppiò quel famoso incendio che passò alla storia perché attribuito a Nerone, questo imperatore accusò di esso i cristiani allo scopo di farli odiare dal popolo e li condannò alle torture. Li mandò anche nei circhi a lottare contro le belve dalle quali veniva poi divorati, e, in certe occasioni, li destinò alla crocifissione o li fece bruciare vivi.
Negli anni 61-64 S. Pietro e S. Paolo si trovavano a Roma per la loro opera di evangelizzazione. In questa città, nel 67, durante la persecuzione di Nerone, vennero condannati entrambi al martirio.
Alcuni anni più tardi vi fu una nuova persecuzione, quella di Domiziano (51-96), accanito difensore del paganesimo e contrario ad ogni altra dottrina, particolarmente a quella cristiana.
A grande distanza di tempo, verso il 235, un imperatore romano, Alessandro Severo, mostrò non solo di accettare la nuova religione, ma di esserne addirittura simpatizzante, tanto che nel santuario dei Lari, dove andava a pregare, aveva posto, tra altre statue di personaggi per lui venerabili, anche quella di Cristo.
Invece il suo successore, l'imperatore Massimino, avversò drasticamente il cristianesimo, che veniva a frapporsi al culto imperituro degli dèi pagani.
Fra una persecuzione e l'altra vi furono periodi più o meno lunghi di relativa accettazione del cristianesimo, ma esso continuò a operare sempre nascostamente: era il tempo delle catacombe, cimiteri sotterranei a forma di lunghe gallerie, contenenti camere sepolcrali e cripte, dove i cristiani seppellivano segretamente i loro morti e dove svolgevano i loro riti religiosi.
Tra il 237 e il 249, alla guida della chiesa di Roma stava, in incognito, Papa Fabiano.
Questo brano e' tratto da “Storia di Agata, la santa di Catania” scritto da “Ruggerina Miazzon Camilleri”, edizioni Boemi, stampato dalla Tipografia Consigliane s.n.c. - Catania. Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore
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