Quinziano

Chi rappresentava a Catania l'imperatore, era il proconsole romano Quinziano, governatore della provincia di Sicilia.

Negli ATTI del martirio di S. Agata si legge:

1 - "Regando Decio Cesare", ....

2 - Mentre Quinziano governava la prefettura dei Siciliani, fu emanato un editto, per cui chiunque esercitava il devoto culto di Dio, sarebbe stato condannato a spietata morte.

3 - In tali trambusti si distinse la santa e magnanima Agata, (...) proveniente da insigne e illustre famiglia. Essa venuta a conoscenza dell'empio editto che era stato promulgato, non curandosi della patria, della famiglia, della gloria e della vita temporale si armò per affrontare i combattimenti per Cristo" ...

Come Decio, Quinziano diede ai cristiani una caccia incessante. Li faceva cercare poi condurre al pretorio, per essere da lui interrogati e giudicati.

Se si rifiutavano di ripudiare Cristo venivano condannati alle torture e poi alla morte come traditori dello Stato. Terrorizzati per si crudeli supplizi e per non cadere nell'apostasia, molti cristiani s'allontanavano da Catania rendendosi irreperibili. Ma in numero molto considerevole rimanevano nella loro città e nella loro fede, pur consapevoli di dover morire.

Riuscire a ridurre i cristiani a degli apostati era una vittoria per Quinziano, perché sapeva di creare in essi un successivo rimorso per aver tradito Cristo, cosa che li riduceva alla disperazione. Ma succedeva anche, e molto frequentemente, che molti lapsi, dilaniati dal rimorso, ritornassero sulla primitiva decisione, e con molta umiltà e determinazione raggiungessero nelle carceri i fratelli di fede, per inginocchiarsi a baciare i loro piedi in catene e ritornassero poi al pretorio dichiarandosi davanti al proconsole pentiti, e pronti a morire.

Una cosa inumana da sottolineare è il metodo adottato da §Quinziano per indurre i malcapitati a rinnegare la loro fede: condannati a supplizi impossibili da sopportare, arrivavano quasi all'ultimo respiro. Venivano allora immediatamente curati e nutriti, fino a raggiungere la guarigione perché così, rimessi in salute, sarebbero stati in grado d'affrontare nuovi interrogatori e, quindi, nuovi martiri.

Quinziano aveva la sua sfarzosa corte nei saloni del pretorio, dove viveva assieme alla moglie e ai familiari, tra guardie imperiali e contenenti uffici, sale giudiziarie, luoghi di torture, prigioni, il tutto collegato da lunghi corridoi: il complesso andava dall'attuale chiesa di S. Agata la Vetere giù fino a Piazza Stesicoro, dirimpetto all'anfiteatro romano dove ora sorge la chiesa di S. Agata alla Fornace.

Il Proconsole, da qualche tempo, aveva sentito parlare di una ragazza dell'aristocrazia catanese, ricchissima e dotata di rara bellezza, e decise di conoscerla.

Non cedette ai suoi occhi quando se la trovò davanti: mai aveva incontrato creatura tanto attraente e aggraziata. Emanava da lei un fascino che lo travolse subito.

Volle vederla spesso, manifestarle il suo ardente amore.

Dice il testo della Redazione Latina: "Quinziano, vedendola, rimase folgorato dalla sua bellezza e provò un immediato ardore passionale incontrollabile ed irresistibile, che non gli dava pace".

Fulmine a ciel sereno la notizia che Agata era cristiana e legata a Gesù Cristo col voto di castità. Irritato e costernato, moltiplicò allora le sue proposte d'amore. Ma si trovò costantemente respinto. Decise quindi di sedurla, ne avrebbe trovato il modo, la ragazza avrebbe ceduto alle promesse appassionate di un proconsole. Doveva riuscire a convincerla che la vita trascorsa nel lusso e nei piaceri era ben più felice che non in un susseguirsi di sacrifici, rinunciando alle gioie dell'amore.

Questo brano e' tratto da “Storia di Agata, la santa di Catania” scritto da “Ruggerina Miazzon Camilleri”, edizioni Boemi, stampato dalla Tipografia Consigliane s.n.c. - Catania. Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore


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