L'imperatore Decio

L'imperatore Decio salì al trono di Roma nel 249. Durante il suo consolato, l'impero romano attraversò una profonda crisi, sia a causa d'invasioni barbariche in alcune sue province, sia per difficoltà commerciali, sia perché il paganesimo, religione ufficiale dello Stato, non sembrava più così compatto come in passato.

Decio si adoperò, quindi, per una salda e definitiva riorganizzazione dell'impero, incominciando col rinvigorire il culto agli dèi pagani, sia nelle cerimonie ufficiali che private. Contemporaneamente, in contrasto col comportamento del suo predecessore Filippo (244-249) che manifestò verso il cristianesimo grande tolleranza e aperta simpatia, Decio all'improvviso fece scoppiare una nuova persecuzione contro i cristiani, perché capaci di sviare il popolo dal culto pagano, orientandolo verso un unico Dio, attirando così sull'impero la collera degli dèi.

Egli fece perseguitare, oltre ai comuni seguaci di Cristo, anche Vescovi e Papi.

Infatti mandò al martirio il vescovo di Gerusalemme e quello di Antiochia; e sempre per volere di Decio, morì martire pure papa Fabiano, fatto che procurò sollievo all'imperatore avendo egli tolto ai cristiani di Roma l'autorevole appoggio; si racconta che così abbia commentato questa morte: "Sarebbe molto meglio aver a che fare con un altro rivale al trono piuttosto che con un nuovo Vescovo di Roma".

Dalla p. 155 del libro di Michael Grant, "Gli imperatori romani", si ricava quanto segue:"Sembra che i capi cristiani tendessero a distogliere i fedeli dal manifestare deferenza alla religione pagana, che era pur sempre la spina dorsale dello Stato e compartecipe del benessere nazionale. Dai cristiani non si pretendeva di rinunciare alla propria fede, ma non veniva tollerato il loro rifiuto di partecipare alle comuni pratiche rituali".

Sempre nell'obiettivo di consolidare la religione romana, Decio - Forte dell'editto emanato qualche decennio prima dall'imperatore Settimo Severo - obbligò ogni singolo cittadino delle varie province a presentarsi davanti a una commissione, accettando di sacrificare gli dèi.

Coloro che si sottoponevano all'ingiunzione ricevevano un documento, detto libellum, comprovante la loro fedeltà alla religione pagana echi ne era in possesso veniva lasciato vivere e lavorare in tranquillità.

Questo provvedimento spaventò molti cristiani, i quali - temendo conseguenze cruente o addirittura la morte - divennero spergiuri aderendo all'obbligo sacrificale, e furono chiamati lapsi.

I moltissimi cristiani che si rifiutarono di sottostare all'ordine, vennero mandati tutti a morte.

Questo brano e' tratto da “Storia di Agata, la santa di Catania” scritto da “Ruggerina Miazzon Camilleri”, edizioni Boemi, stampato dalla Tipografia Consigliane s.n.c. - Catania. Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore


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