Gli interrogatori
Ecco Agata dinanzi al magistrato per il primo interrogatorio: è serena e indossa la veste povera delle schiave perché così vestivano le ragazze consacrate a Dio col voto di verginità.
Quinziano la osserva, non capisce perché vesta così miseramente e le chiede:
"Di quale condizione sei?"
"Sono di condizione libera e di nobile famiglia, tutta la mia parentela ne fa fede. Ma sono schiava di Gesù, quindi la mia condizione è di schiava".
Quinziano, bofonchiando, prosegue:
"O sei nobile o sei schiava: se provieni da nobile famiglia, perché ti definisci schiava e indossi abiti dimessi?"
Agata risponde serenamente:
"Essere schiava di Gesù è grande nobiltà".
"sono dunque io uno schiavo?" - replica adirato il giudice.
"Servire alla voluttà e agli idoli di pietra e di legno è orrenda schiavitù".
Quinziano con rabbia:
"Tu hai bestemmiato contro gli dèi di Roma e questo ti costerà caro. Ma puoi ancora placarli offrendo loro l'incenso e inchinandoti".
"Io prostrami! - grida Agata con ardore. - Io sacrificare e offrire incenso a tante bruttezze? ... a una Venere impudica, a un Mercurio ladro, a un Giove adultero? Poiché tu li consideri tuoi dèi auguro a tua moglie di essere come Venere, e tu sia come Giove".
Offeso da tanta sfrontatezza, ordina alle guardie che venga schiaffeggiata.
Ma Agata, sempre serenamente:
"Ti senti offeso perché ti ho augurato di essere come Giove e a tua moglie di diventare come Venere? Chi ti paragona ai tuoi numi, dovrebbe meritare premio e non castigo. Se ti vergogni di loro, perché li consideri sommi dèi e vuoi punire chi non li onora?".
Agata parla con argomenti precisi, ha la forza della verità nei suoi rimproveri.
Le sue parole roventi contro Quinziano erano in realtà una ribellione politica alle Leggi di Roma e alla sua giustizia, che coinvolgeva fino al parossismo i suoi rappresentanti nelle varie province.
Fuori di sé per essere stato umiliato, e per di più da una ragazzetta, davanti a tanti cittadini presenti all'interrogatorio, e anche abbastanza confuso per l'ineccepibile logica di quel discorso, non potendo tenerle testa, trova una via d'uscita con la solita risposta:
"Tu meriti la morte per la tua ribellione agli ordini di Cesare, per le offese che mi hai fatto e per il tuo odio verso i numi tutelari dell'Impero".
Terminato l'interrogatorio, le catene ai piedi, Agata viene messa in uno squallido carcere di ridottissime dimensioni, sudicio e senz'aria, dove è privata di cibo e acqua.
Nelle confessioni di S. Agostino troviamo scritto che la Santa, piena di letizia, entrò nel carcere come fosse stata invitata a nozze e che raccomandava a Dio con preghiere il suo combattimento.
L'indomani è ricondotta in tribunale, dove il magistrato prosegue l'interrogatorio:
"Che pensieri hai fatto sulla tua salvezza?"
"La mia salvezza è Gesù Cristo!"
Quinziano perde il lume della ragione e rabbiosamente ordina alle guardie di condurla alle torture.
Agata con fierezza pronuncia queste parole: "Se mi darai alle fiere, queste, udendo il nome di Cristo, diverranno mansuete. Se mi darai alle fiamme, gli angeli del Cielo mi appresteranno rugiada di salvezza. Se mi infliggerai ferite o percosse, ho dentro di me lo Spirito Santo che mi darà la forza di disprezzare ogni tuo tormento".
Vi era stato un ordine dell'imperatore Antonino Pio, che vietava le torture a chi avesse apertamente dichiarato il suo delitto, ma sotto l'imperatore Decio i cristiani venivano brutalmente torturati anche se rei confessi.
La contraddizione balza fuori, assieme al metodo incoerente di questi processi: ma i magistrati di quell'epoca preferivano considerarli coerenti e ligi alla legge, pur di colpire a sangue e a morte tutti i testimoni di Cristo che riuscivano ad acciuffare.
Ben presto per Agata incominciò il calvario dei tormenti.
Questo brano e' tratto da “Storia di Agata, la santa di Catania” scritto da “Ruggerina Miazzon Camilleri”, edizioni Boemi, stampato dalla Tipografia Consigliane s.n.c. - Catania. Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore
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