Agata condannata a morte
Dallo strappo della mammella erano trascorsi cinque giorni e Agata venne ricondotta dinanzi a Quinziano che la immaginava completamente dissanguata e ormai moribonda.
Invece la vede avanzare tranquilla e più bella che mai. Indispettito per quell'aria distesa e sicura, e vedendo ormai tramontata la speranza di godere il suo amore, si irrigidisce e le dà l'aut-aut: "Sciagurata, quando finirai di contrastare i comandi dei dominatori del mondo? Sacrifica agli dèi, o ti farò patire altri incredibili supplizi!"
"Tu vuoi ch'io invochi le pietre, anziché il vero Dio che si degnò di curare le mie piaghe e sanare il mio petto?" Quinziano la osserva da vicino, minuziosamente: dov'erano tutte quelle ferite, tutto quel sangue?
Inviperito grida:
"Chi ti ha risanata?"
"Cristo mio Dio"
Ancora Cristo!
Questa potenza misteriosa lo spaventa. Ne è sopraffatto. Riscontrando l'effettiva guarigione di ogni parte del corpo della giovane, e sconvolto per le sovrumane capacità di quel Cristo, urla:
"Osi ancora nominarlo?"
"Io confesso Cristo con le labbra e con cuore e non cesso mai d'invocarlo". "Ora vedrò - sussurrò aspro Quinziano - se il tuo Cristo ti curerà".
Ad alta voce legge il documento della condanna a morte davanti a un folto pubblico che assiste:
"Agata ha confermato di vivere secondo il rito cristiano: visto che le si è proposto di rientrare nella religione romana e visto che essa ha rifiutato con ostinazione, l'abbiamo condannata ad essere arsa viva tra cocci e carboni ardenti, nuda".
Ecco l'innamorato respinto che si accanisce ancora sul pudore della sua vittima, per tormentarla che psicologicamente ed umiliarla fino all'ultimo suo giorno. Lucido e impassibile, ordina alle guardie che venga preparata una capace graticola e che su essa vengano sparpagliati carboni accesi e pietre appuntite e Agata vi sia stesa sopra a corpo nudo, e trascinata qua e là.
Mentre il fuoco brucia le tenere carni, qualcuno si stacca dalla folla (un parente, o forse sua madre?) e con gesto delicato stende sulla fanciulla bruciante il "vellum flammeum" della sua consacrazione. Esso, a contatto col fuoco, non brucia.
L'ordine raccapricciante d'una simile morte, che rappresenta il massimo della crudeltà verso un essere umano, fa scattare tutto il pubblico presente al processo, che grida e impreca contro il giudice spietato.
Fulmineo un terremoto scuote Catania e fa crollare alcuni muri del pretorio; due dei persecutori rimangono uccisi sotto le macerie. Il loro nome: Silvano e Falconio.
Il pretorio viene invaso dalla folla urlante.
Allora Quinziano dà orine che la ragazza venga immediatamente ricondotta in carcere.
Bruciata e sanguinante in ogni parte del corpo, riescono a sollevarla a mala pena, e a trasportarla a braccia fuori dalla graticola ardente.
Nella squallida prigione le carni straziate mandano odore acre di sangue che intossica l'aria. Le persone che seguono Agata nel carcere sono talmente numerose che impediscono ai cancelli di richiudersi: alcuni prigionieri fuggono, altri invitano Agata a fare altrettanto, ma la santa fanciulla rifiuta per non recare danno ai custodi che nel trambusto erano scappati, folli di paura.
Dagli Atti dei martiri possiamo conoscere la preghiera che la Santa, con un filo di voce, fece pochi istanti dopo, morente:
"Signore, tu che mi hai creato e custodito sin dalla mia infanzia, e che nella mia giovinezza mi hai fatto agire virilmente, che hai tolto da me l'amore del mondo preservando il mio corpo dalla contaminazione ... e mi hai fatto vincere la ferocia del carnefice, il ferro, il fuoco, le catene, mi hai dato la virtù della pazienza, ti prego di accogliere ora il mio spirito, perché è tempo che io giunga alla tua misericordia".
Subito dopo esalò l'ultimo respiro.
Era il 5 febbraio 251.
Questo brano e' tratto da “Storia di Agata, la santa di Catania” scritto da “Ruggerina Miazzon Camilleri”, edizioni Boemi, stampato dalla Tipografia Consigliane s.n.c. - Catania. Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore
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