Afrodisia
Quinziano placò intanto la sua ira decidendo di affidare la giovane a una matrona perfida e corrotta, cui diede l'incarico di "rieducarla".
Assieme alle sue nove nove figlie di altrettanto facili costumi, Afrodisia mise in atto il suo piano: invitò nella sua splendida casa amici e amiche, che con discorsi e allusioni varie dovevano turbare la ragazza, allo scopo di allettarla e d'irretirla. Dovevano convincerla che l'irrigidirsi negli assurdi principi di castità era un tarpare le ali alla sua avvenente giovinezza, e che le vere gioie della vita le sarebbero venute solo dall'ardente amore di Quinziano.
Nello stesso tempo la inducevano ad abbracciare la religione pagano, allegra e permissiva, e a frequentare locali equivoci dove avrebbe incontrato tanta spensierata gioventù del suo ceto.
Speravano così di confonderla, per giungere a ottenere quanto premeva a Quinziano. Agata, ragazza esuberante e sensibile, ben sapeva d'essere una creatura umana con tutte le sue debolezze e pulsioni, e - temendo di non riuscire "sempre" a rimanere indifferente a lusinghe e allettamenti (per usare le parole delle sue preghiere) - continuamente invocava l'aiuto divino per poter uscirne vittoriosa. Immaginiamo, quindi, quanto avrà pregato anche nella casa di Afrodisia in quel lungo mese di permanenza. Ed ecco che ogni tentativo di "rieducazione" programmato dalla matrona, venne da Agata decisamente rifiutato.
Sentendosi sconfitta, Afrodisia parlò chiaro alla ragazza e l'avvertì che Quinziano l'avrebbe condannata a castighi terribili se si fosse ostinata a rifiutare il suo amore, per rimanere nell'amore di Cristo.
Delusa e amareggiata per l'ostinazione di Agata, e per non essere quindi riuscita a realizzare il sogno dell'amico Quinziano, Afrodisia lo informò che la giovane aveva azzerato tutti i suoi sforzi e che niente avrebbe potuto sradicarne le convinzioni.
Era tempo, dunque, di passare ai castighi programmati. Dopo questo insuccesso, il giudice emanò immediatamente un "atto coercitivo di comparizione giudiziaria".
Questo brano e' tratto da “Storia di Agata, la santa di Catania” scritto da “Ruggerina Miazzon Camilleri”, edizioni Boemi, stampato dalla Tipografia Consigliane s.n.c. - Catania. Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore
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