E tuppèttira

Le trottole

E' questo un gioco noto a tutti i bambini d'Italia, lo descriviamo in questa sede per le sue varianti che sono (o possono essere) tipicamente siciliane.

La trottola che viene usata in questo gioco può essere di quattro dimensioni; se è grossa quanto una pigna si chiama paparazza (anitraccia), se quanto una pera tuppètturu, se quanto una grosso albicocca tuppètturu lìsinu (trottola che gira leggera), se piccola quanto un susino ciancianedda (campanellina).

Essa viene fatta girare per mezzo di un lungo cordino (a lazzata) che, prima avvolto attorno ad essa, viene tirato via, con molta abilità, al momento del lancio della trottola stessa. Il gioco con la trottola può essere effettuato da due o più ragazzi; nel primo caso si misurano l'abilità del tiro e la durata dei giri della trottola, nel secondo caso l'organizzazione del gioco è più complessa.

Infanto i ragazzi fanno una conta e designano quello che dovrà "sacrificare" la sua mettendola a terra e destinandola ai colpi di punta di quelle degli avversari.

Gli avversari lanciano uno per volta la trottola nel modo sopradetto, cercando di colpire la trottola che sta ferma (fremma) a terra, poi devono fare scivolare la trottola lanciata nella pripria mano senza interrompere il suo movimento e infine devono lasciarla di nuovo sulla trottola che sta a terra. Il lancio può essere fatto "di testa", cioè dall'alto, o "di terra", cioè orizzontalmente alla trottola.

 

Questo brano e' tratto da "Giocalant giochiamo con la tiritera" scritto da "Gaetano Calogero", stampato da "Tipolito Anfuso - Catania". Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore


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