Prefazione

Calogero racconta.

 

Da un'idea casuale, quando si programmava e si pubblicizzava nel 1978 l'evento dell'anno internazionale del fanciullo, il 1979, affiorò nel mio pensiero, di partecipare a questo evento con la descrizione di quei giochi che svolsi nella mia infanzia, nella mia gioventù.

Maturò l'idea discutendone con gli amici e collaboratori della mia attività di pittore edile. Realizzare dei dipinti che immortalassero questi ricordi, ricordi di giochi e tiritere che si cantavano per ogni movimento che occorreva nel gioco. Erano parole magiche, casuali, spontanee, inventate dalla vigorosità che esisteva nei nostri pensieri infantili, per ripicca, ingiuria e rivalità verso il coetaneo, che a sua volta rispondeva con altra tiritera di smacco per superare l'affronto ricevuto.

Ma esistevano già tante tiritere, tramandate dai nonni, dalle mamme e dai genitori, per dire il momento che attraversavano nella loro vita. Le maestre d'asilo le abbinavano ai giochi, ai bisogni dei fanciulli per quietarli dalle loro monellerie, fatte per bisogno di essere ascoltati. La famosa "mastra" ne era l'artefice principale, dovendo questa accudire i fanciulli per un giorno intero. Così si radicava nella nostra memoria una filastrocca, un gioco e nasceva spontanea l'invenzione di altre parole e giochi che si perfezionavano col passare della nostra crescita.

Scula cafè, Miffa, Gurapugliera, Pani jancu e-ttocca a mamma, Mappassu, Tummineddu, o Baagghiù e tante altre parole, aveva un gioco adatto. Ma soprattutto era la gioia a prevalere nei movimenti vitali che occorrevano per realizzare un dato gioco.

Così nacque l'idea, rievocare un dato periodo della mia infanzia, che poi è risultato lo stesso periodo per ogni persona che li ha vissuti nella sua vita. Vennero fuori i primi dipinti, aumentarono nell'anno stesso che fu dedicato ai fanciulli di tutto il mondo, quel 1979, questi dipinti ebbero una cronaca, che portò i suoi frutti, perché furono oggetto di vita e di studio per quanti li hanno visti.

Poeti, scrittori, antropologi, docenti di letteratura e d'arte, maestri e direttori di scuole e collegi, critici e giornalisti, enti pubblici e soprattutto la massa del popolo, ne hanno apprezzato il lavoro svolto. Nacque la raccolta di questi giochi e tiritere in un libro che li descrive con la spontaneità che è occorsa per il dipinto, e nacque anche l'animazione di questi giochi e tiritere, per l'idea avuta dal Prof. Sebastiano Lo Nigro, docente di tradizioni popolari, che voleva riprendere questi giochi nei luoghi descritti dai dipinti, con i ragazzi locali. Si è fatto tutto quello che è stato possibile fare, col fine d'incoraggiare e promuovere il completamento di quest'opera, in memoria di quel passato che l'uomo ha avuto nella vita, come voleva il Prof. Sebastiano Lo Nigro.

Con questo scritto, si potrà avere la divulgazione e la promozione che occorre a quest'opera, per migliorarla nella sua documentazione scritta, e animata. Attraverso concorsi cittadini, provinciali, regionali e nazionali, perché il gioco, la tiritera, è stata fatta ed è vissuta ancora oggi, da tutti i ragazzi del mondo, che non avendo giocattoli, sono tutt'ora i veri autori di questo documento.

 

Questo brano e' tratto da "Giocalant giochiamo con la tiritera" scritto da "Gaetano Calogero", stampato da "Tipolito Anfuso - Catania". Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore


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