A mecchiu visula

Quando la pavimentazione stradale non era ancora costituita da mattonelle di asfalto ma di basale di pietra lavica (i bbàsuli), i ragazzi potevano pratica questo gioco che nella sua parte iniziale è simile a quello delle bocce; dopo avere scelto la bbàsula adatta all'occasione, i ragazzi raccolgono e mettono insieme tutte le monetine che sono riusciti a racimolare nella giornata; questo mucchietto di denaro costituisce il premio per il vincitore.

Poi un ragazzo prende una moneta e la lancia in aria cercando di farla finire al centro della mattonella scelta; gli altri ragazzi faranno lo stesso dopo di lui; alla fine misurano quanta distanza c'è fra ciascuna moneta e il centro della mattonella perché il "lanciatore" della moneta che è caduta più vicina al bersaglio, giocherà per primo e poi seguiranno gli altri, secondo l'ordine della distanza dal centro ottenuta con la propria moneta.

Questa operazione è fatta con molta cura e se la differenza fra le varie distanze non è molto chiara, i ragazzi ricorrono a dei metri rudimentale come ad esempio a dei sottili ramoscelli (i fuscagghi).

Stabilito così il turno di gioco, il primo ragazzo raccoglie tutte le monete, anche quelle degli altri, le sistema l'una sull'altra per lo stesso verso e le lancia tutte in aria; quelle che cadranno mostrando la "testa" saranno vinte da lui, quelle che invece cadranno mostrando la "croce" costituiranno il premio per il secondo giocatore; il gioco va avanti così fino alla fine delle monete.

 

Questo brano e' tratto da "Giocalant giochiamo con la tiritera" scritto da "Gaetano Calogero", stampato da "Tipolito Anfuso - Catania". Non e' mia intenzione violare i diritti di copyright. Se l'autore del libro volesse cancellare la pubblicazione e' pregato di inviare una e-mail e l'articolo sarà tolto entro 48 ore


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